Archivi categoria: sadness

Del Mal di vivere e di amare.

(Silenziosa e sola la luna osserva.)

(foto da Cell. L)
A parer mio un racconto molto bello che vale la pena leggere.

Non fatevi spaventare dalla sua lunghezza,chi ha scritto è bravo.

Buona lettura.

L.

~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~

V.

Questa è la storia di un uomo che non ricorda il proprio viso, il proprio nome e la propria età. È più facile di quanto crediate, sapete? Viviamo in una società che cerca di affibbiarci subito delle etichette, uomini famelici di anime da divorare e per chi come quest’uomo, questo bambino, questo ragazzo ha delle debolezze, può finir per credere ai giudizi altrui, dimenticando chi sia veramente. È una corsa folle la nostra, ma dimentichiamo molto spesso, che la cosa più importante è stare bene con noi stessi. Questa è la storia di uno di noi, di ognuno di noi.

Ciò che ricorda della sua infanzia è su un album di fotografie e si stupisce quando vede i cambiamenti del suo viso. È meno banale di quanto sembri pensare che un adulto sia stato bambino, V. ad esempio ha sempre pensato che i suoi genitori siano nati grandi. Il tempo passa velocemente, si questo è vero, ma alla fine rimaniamo metamorfosi di noi stessi. V. nelle foto è sempre sorridente, anche se non ne ricorda il motivo. V. aveva una maglietta con bugs bunny disegnato sopra che non sa che fine abbia fatto e la sabbia nelle scarpe a ragnetto che irritavano il suo alluce. A V. piaceva sentire il rumore del mare e le canzoni dei cartoni, portava i capelli lunghi e non era bravo a costruire castelli nella sabbia. La canzone di Akon che in pieno Agosto suonava nel Chrysler di suo padre, mentre pensava alla sua amata. Tu pensa che ne conservava i suoi capelli sotto il banco. Un momento di imbarazzo, tra la salsedine e il sole cocente, le dirà poi cosa prova. A V. non piaceva non essere considerato, suo fratello lo lasciava fuori da scuola da solo ad aspettare, perché se ne dimenticava e certe volte ci rimaneva per ore. Sua madre era molto severa e certe volte per non prenderle doveva nascondersi sotto il tavolo del soggiorno, mentre lei lo cercava per l’ennesima nota sul suo diario e pensava che forse non ne valeva la pena di far casino a scuola. V. pensava di viaggiare per il mondo, forse voleva partirci con la sua bicicletta. V. era sicuro di sé, o forse l’ostentava, ma fischiettava mentre si incamminava a scuola. A proposito di scuola, lui la odiava e non ne faceva mistero, odiava il grembiule perché così era uguale agli altri. Le sdraio rosse e la crema per il sole, la gazzetta letta da suo padre. Un pallone che rotola nella sabbia e ricordi che ci rimangono. Una linea dritta ad oggi e si dimentica ciò che è stato ieri. Se non siamo noi a dar valore ai nostri giorni, questa vita che poi è una, finisce anch’essa tra la sabbia.

L’uomo nel tentativo di fuggire dal dolore e di raggiungere la felicità, dimentica che non esiste l’uno senza l’altra.

Sono un po’ di anni che manco dalla culla, eppure non mi sono mosso più di tanto. Sono sempre rimasto a casa ad aggiustar la bicicletta e mangiar le mandorle sul trulletto, ma ho dimenticato casa, ogni dialogo e ogni avvenimento. Crediamo che vivendo in un posto, lo conosceremo a memoria, ma è quando non ci sei più che puoi descriverlo. Sei poi cosi sicuro di conoscere i palmi delle tue mani? E’ un mondo strano, perché perdiamo facilmente il senso del tempo e ne siamo pure contenti. Non voglio vivere con delle regole, non voglio stare qui, ma a volte mi rendo conto che non ha senso uno spettacolo teatrale senza un pubblico che guardi. Che rumore fa un albero che cade, se non c’è nessuno a guardarlo? Ma non è il senso della vita quello che cerco, non è l’anima gemella quella che cerco. Sono solo stanco di fare incubi quando non dormo e vorrei solamente vedere un treno senza pensare a dove arriverà.

UNA MATTINA COME TUTTE LE ALTRE

Oggi è una mattina come tutte le altre, l’introduzione di una melodia che si interromperà. Quando apro gli occhi ad ogni giorno che comincia, ho sempre qualche minuto di lucidità. Sono nel letto e ancora la giornata deve cominciare e riesco a vedere le cose in maniera più obbiettiva, giusto il tempo di poggiare i piedi per terra e torna quella maledetta sensazione. È un mal di testa persistente, le mani non sono più le mie e la mia anima viene trasportata in giro chissà dove, forse tra le mani di un agricoltore o di un ragazzino con la bicicletta, impedendomi di parlarci un po’ di più. E poi va così, il Lunedì copia di uno passato che con il calar della settimana rende inutile il calendario appeso in cucina che non segna più nemmeno l’anno in corso. Il cinguettio degli uccellini suona fuori e mi fa da bussola, ricordandomi quantomeno che sono ancora qui. Ma stamattina non ho le forze di avercela con nessuno, ho perso la voce a furia di grida contro il cielo e non voglio che le nuvole diventino grigie e che la pioggia mi bagni lasciandomi solo e infreddolito. Voglio solo che il sole mi scaldi, per raccontare al prossimo che passa che il mondo non è così freddo come pensa lui. Quanto vorrei che i passanti capiscano cos’è la vita. Quanto vorrei passeggiare in compagnia con qualcuno che mi parli del mare e non della piscina in casa sua. Quanto vorrei imboccare il viale e tra le mani avere quelle di una donna, che non abbiano bracciali e smalto ma solamente carezze da donarmi. Oggi è solamente una mattina, oggi è solamente un po’ di vita.

LA PASSEGGIATA

Passeggio e non mi stanco, la mia testa è chissà dove. È così strano passeggiare per la strada in pieno pomeriggio, le macchine passano, tra chi va a lavorare o comunque chi è nel meccanismo della propria routine. È quasi estemporaneo tutto questo, sono un uomo solo che passeggia e il mondo sembra troppo grande. Dove vado? Cosa farò? Cose che non capisco, il mondo non capisco. Passo dalla mia vecchia casa, do uno sguardo alle scale, al garage e alla piazzetta dove giocavo, tutto sembra rimasto uguale. Quando penso alla mia infanzia non ricordo molto e una sensazione di paura mi prende e un po’ la temo, quanto può essere masochista pensare al tempo che passa? Passo dopo dalle scuole medie che frequentavo, sono fuori dal cortile, chiuso da un cancello e mi fanno sorridere i disegni che ci sono sui muri. È tutto così colorato, bambini disegnati sorridenti e mi stupisco di quanto piccolo fossi, non sembra passato poi così tanto tempo e nella mia testa chissà dov’ero. Continuo la mia passeggiata, vedo gente lavorare e provo a capire cosa possa passargli per la mente, a cosa pensano e chissà se hanno la mia stessa paura di vivere. Sono un bambino solo che cammina. La cosa che mi piace più vedere sono però i segni che il tempo ha tracciato sugli oggetti o sulle case. Intendo i muri scorticati, le finestre rovinate, i bidoni arrugginiti, perché tutto questo mi da di casa, sembra più accogliente, lì dove è imperfetto. È incredibile comunque come dopo tanti anni, si riesca a vedere lo stesso posto dove vivi, in tante maniere diverse. L’aria pulita è mischiata dallo smog di qualche macchina, ma tutto questo è piacevole, mi ricorda la vita. Vorrei solo sentirmi vivo e che lo smog mi dia fastidio. Un giorno in realtà e mi sembra lontano, uscivo da scuola e sentì quello del pane appena sfornato. Quando vivi troppo dentro te stesso, quasi dimentichi come sia il mondo all’esterno. Eppure non ricordo nemmeno quando tutto questo sia cominciato. A volte penso sia solo una goccia vista dalla prospettiva sbagliata che sembra un oceano, ma forse è proprio una goccia. È facile perdersi e non trovarsi, ma è più difficile trovare la giusta strada dopo che ti sei perso tante volte. Non ho un buon navigatore, scelgo sempre la strada sbagliata. Non so nemmeno cosa sto cercando e non so perché sento queste cose. Dare un ordine a tutto questo è complicato. Forse è più facile essere depressi, ma non mi sento all’altezza della bellezza. Ho sentito dentro la pelle ogni angolo più scuro del mondo, senza averlo visto e paradossalmente vivo in un mondo che mi offre dell’altro al bancone della vita, ma non pago il conto. Quante notti ho passato a fissare uno schermo annebbiato, senza vedere quanto fosse bella la sera. Quanta vita sto sprecando e non sento nemmeno che sia colpa mia. Proverò a vedere il sole all’alba, piuttosto che la notte nella sua intimità, ma da sveglio e non da viaggiatore al ritorno, non voglio che lo sbadiglio del cielo, mi riveli una mattina alla quale non sono ancora pronto. Non voglio essere l’ospite sgradito, mi sento in colpa se non busso prima di camminare sul cemento, perché infondo non a tutti è permesso di respirare. Quante cose diamo per scontato e quanto è scontato dire questo, non sono un fanatico e compro al Discount della vita. Ogni cosa ha il suo valore, ogni minimo rifiuto a terra ha una storia dietro, pensa tu quindi a quante cose ha visto il cielo. Sto solo cercando di capire infondo che ci faccio qui e perché non sono quieto. Vorrei solo regalare al manoscritto ogni mia forma di follia, perché io non me ne faccio niente. Come vedi, sono diviso in due e ovviamente so cosa scegliere. Ma parliamo un po’ di cose belle, senza però correre il rischio di fuggire dal male, semplicemente vorrei capirlo e spiegargli che la vita non è mica così. Adesso devo lasciarti, perché il profumo arrivi, forse la miglior cosa è respirare.

VITA E GIORNI VARI (01)

È tutto fermo e opaco
sono solo e disperato
Da quando cerco casa mia
Quanti giorni son passati
Preferisco sorseggiare gocce di pazzia
Che mangiare al tavolo dei disperati
Mangio il mio cuore a colazione
oggi non avevo nemmeno fame

Sono solo in piazza e tutto è in bianco e nero
la bobina si interrompe e perdo il filo

Ricordo solo che non trovavo casa
Forse nessuno mi aspettava e manco tu
Ho lasciato le lacrime in un vecchio giubbotto che non uso più
Logorato dal tempo, cerco pezzi di ricambio
Sono solo vecchio e stanco o forse non son mai nato.

LA FABBRICA

I guanti sono umidi e puzzolenti e l’aria che si respira non è molto sana. Mi guardo intorno e qui c’è poca luce e troppo poco tempo per pensare a cosa stai facendo e soprattutto perché lo stai facendo. Ad un certo punto esco fuori per portarci un carrello vecchio e arrugginito, il sole non è mai stato così piacevole. Prendo una boccata d’aria tale come se non avessi mai respirato in vita mia, vedo macchine correre freneticamente, chissà dove vanno, tutto ciò che è legato alla quotidianità mi spaventa. Rientro e guardo le facce degli operai, non sembrano poi così scontente, chissà cosa pensano, mentre io ho l’aria triste e pensierosa come di chi è stato costretto a stare qui. Faccio parte di un meccanismo, sono solo le mani di un corpo che non è il mio e mi chiedo se ne valga la pena di stare qui per 8 ore della mia giornata. Ormai sposto alluminio senza pensare, i miei saranno contenti, io un po’ meno. Fare parte della società, mi chiedo dove finisca la soggettività di una persona e dove inizino i suoi doveri. Da queste parti a nessuno piace pensare molto e a 25 anni sei già segnato e marchiato. Sono qui solo momentaneamente e non mi interessa imparare questo lavoro e tantomeno di capire come funziona tutto questo. Sono qui solo perché avevo voglia di vedere una parte della vita, forse quella di cui ho più paura e che mi piace meno. Fumo a ripetizione, una sigaretta e un caffè, un caffè e una sigaretta, a volte sono accomodante e rido a qualche battuta che in questi pochi giorni avrò sentito già milioni di volte. Però ci penso, è troppo facile pensare di essere lì come la sposa e giudicare male dall’alto queste persone. C’è un qualcosa di bello, di primitivo, ma di bello. Mi chiedo cosa lavorino a fare. Ma penso che probabilmente ognuno di loro abbia familiari a casa e che torni soddisfatto per aver provveduto alla famiglia, una sorta di senso animale. Senza poi nemmeno sottovalutare il potere del lavoro manuale, una botta potente di improvvisa soddisfazione, quella sensazione di aver fatto qualcosa, un po’ come quando hai pulito la macchina e la guardi compiaciuto del risultato. Una piccola microscopica rappresentazione della società, dalle quale io ovviamente ne sono estraniato. Sono sempre quell’elemento grigio in uno schermo bianco. Sono il pacifico osservatore della vita degli altri. Sono la telecamera inanimata, ma sempre presente.

Continua a leggere qui ⬇️

https://pensoavoltetroppo.wordpress.com/2021/03/01/v/

Have a sweet Dreams.

https://youtu.be/CvFH_6DNRCY