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My White Duke.Happy Birthday David!

David compirebbe 74 anni oggi.

Per celebrare l’anniversario di Bowie esce un vinile a tiratura limitata con due cover di John Lennon e Bob Dylan cantate dal Duca Bianco. Ripercorriamo la sua carriera e la storia di Ziggie Stardust

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(David Bowie fotografato da Masayoshi Sukita. Lo scatto fa parte della mostra Heroes – Bowie by Sukita a Palazzo Sant’Elia a Palermo.)

Avrebbe compiuto oggi 74 anni David Bowie, nato a Londra l’8 gennaio 1947. Per celebrarlo esce un vinile a tiratura limitata contenente due cover mai pubblicate prima d’ora. Il singolo, disponibile su vinile da sette pollici, s’intitola Mother/Tryin’ To Get To Heaven, e contiene le versioni registrate dall’artista londinese di due cover: Mother di John Lennon e Tryin’ To Get To Heaven di Bob Dylan.

L’anniversario diventa anche l’occasione per celebrare la creatura più famosa del Duca Bianco, creata nel 1972: Ziggy Stardust, la sua transizione più completa e riconosciuta, quella che da «semplice» essere umano lo trasforma in un’icona immortale. «There’s a starman waiting in the sky, he’d like to come and meet us» (c’è un uomo delle stelle che aspetta in cielo, vorrebbe venire e incontrarci), cantava nella hit Starman, una delle canzoni contenute nel disco The rise and fall of Ziggy Stardust and the spiders from Mars. Un concept album pensato come opera rock teatrale in cui primeggiava l’eccentrica figura di Ziggy, che si fondeva con quella di David Bowie diventandone di fatto l’incarnazione.

3rd July 1973. ()

(La mutazione da David Bowie, la rockstar, a Ziggy Stardust, l’alieno, cominciò nel settembre 1971 (foto: Daily Mirror)

LE DUE IDENTITÀ DI DAVID ROBERT JONES

A cinque anni dalla scomparsa, avvenuta il 10 gennaio 2016, il mito di David Bowie e Ziggy Stardust non accenna ad affievolirsi. Anzi: la morte non ha fatto altro che aumentare ancora di più la sua aura magnetica e quella del suo personaggio più famoso. Ne è la prova il biopic Stardust, in arrivo al cinema nei prossimi mesi, che racconta tutte le sfaccettature della creatura ideata da Bowie all’inizio degli anni Settanta. La prima metamorfosi, quella da David Robert Jones alla stella del rock David Bowie, un cognome scelto in omaggio al pioniere Jim Bowie, fu un processo artistico e fisico insieme.

L’ennesima esplorazione, proprio come aveva studiato nel teatro d’avanguardia con Lindsay Kemp, quando apprese l’arte del mimo. «Voglio essere proprio io, nel caso, la diavoleria scenica al servizio delle mie canzoni; voglio esserne il veicolo. Vorrei riuscire a colorare ogni brano della giusta espressività visuale» spiegò. La seconda metamorfosi iniziò nel settembre 1971, quando Bowie cominciò a registrare The rise and fall of Ziggy Stardust and the spiders from Mars con Mick «Ronno» Ronson, Michael «Woody» Woodmansey e Trevor Bolder.

David Bowie in concert as his alter ego Ziggy Stardust at the Hammersmith Odeon. (Photo by © Hulton-Deutsch Collection/CORBIS/Corbis via Getty Images)

Oltre tremila spettatori attoniti assistettero all’ultimo concerto di Ziggy. Dopo di lui venne Aladdin Sane (foto: © Hulton-Deutsch Collection/CORBIS/Corbis via Getty Images).

LA COSTRUZIONE DI UN’ICONA

Oltre alla musica, il cantante pensò al modo più efficace per rendere reale Ziggy Stardust. Aveva scelto il cognome Stardust ispirandosi al compositore americano Legendary Stardust Cowboy, mentre il nome Ziggy veniva da un negozio di sartoria visto dal finestrino del treno su cui stava viaggiando. David era un esteta votato alla ricerca della bellezza, che fece dell’edonismo sfrenato un tratto unico su cui poggiare le fondamenta di Ziggy.

«Si è trattato di mettere insieme tutte le cose che mi affascinavano dal punto di vista culturale. Tutto, dal teatro kabuki a Jacques Brel, alle drag queen. Ziggy Stardust era un ibrido di tutto quello che mi piaceva. Ho pensato il personaggio nell’insieme come un grandioso dipinto kitsch. A posteriori, non posso dire che mi dispiaccia, perché ha innescato una straordinaria serie di circostanze nella mia vita» disse in merito alla sua creazione. Come spiega Five years, la prima traccia del disco, Ziggy Stardust nella concezione di Bowie è il profeta che avverte l’umanità della fine imminente che l’aspetta.

Una figura a tratti mitologica, un alieno, una rockstar androgina: non importa chi o che cosa fosse, ma il rinnovamento che rappresentava.Bowie cercava i limiti della società, ne individuava i confini e li travalicava, come fece nell’intervista pubblicata su Melody Maker nel gennaio 1972 in cui dichiarava le sue inclinazioni sessuali. «Sono gay e lo sono sempre stato, anche quando ero David Jones» rivelò. Fino a quel momento non aveva parlato della sua bisessualità nemmeno alla moglie Angie.

David Bowie on stage, in his last concert appearance as Ziggy Stardust, at the Hammersmith Odeon, London, 3rd July 1973.

L’ultimo concerto di Ziggy Stardust, all’Hammersmith Odeon di Londra il 3 luglio del 1973 (foto: Debi Doss/Hulton Archive/Getty Image).

IL LOOK DI ZIGGY

Per i suoi 25 anni, David organizzò una festa di compleanno ad Haddon Hall, la villa nella campagna inglese in cui viveva, presentandosi nei panni di Ziggy. Indossò una tuta trapuntata multicolore disegnata insieme a Freddie Burretti e cucita dalla sarta Sue Frost, che aveva utilizzato una stoffa da arredamento anni Trenta. La trasformazione era quasi completa. A marzo, poi, un’altra decisione drastica: tagliarsi i capelli e tingerli di rosso. Il compito fu affidato a una parrucchiera del quartiere, Suzi «Sue» Fussey, che lavorava nel salone dove ogni venerdì si recava la madre di David. Sue trovò il giusto equilibrio tra il nuovo taglio e il colore, un rosso fuoco della Schwarzkopf.

Il fashion designer giapponese Kansai Yamamoto si occupò dei costumi di scena del tour, come la celebre tuta in vinile con le gambe a palloncino, e diede un suggerimento fondamentale: radersi le sopracciglia. Quest’ultimo dettaglio si accordava perfettamente con il trucco studiato da Pierre LaRoche, che sviluppò il make-up definitivo partendo dalla fronte fino all’ombreggiatura degli occhi. Fu lui a dipingere la famosa saetta rossa e blu sul volto di Bowie per il fotografo Brian Duffy, un’immagine che diventò poi la copertina di Aladdin Sane, l’incarnazione successiva a Ziggy.

Ma in Ziggy risiedevano anche la fisicità di Iggy Pop, le credenze in materia di ufo del rocker Vince Taylor, la decadenza newyorkese di Lou Reed e il look di Marc Bolan dei T.Rex. Gli Spiders, la band di Bowie, riflettevano invece l’immagine dei drughi di Arancia Meccanica di Stanley Kubrick, riproposti sul palco grazie al lavoro di Freddie Burretti e Daniella Parmar, che pensarono a giacche, pantaloni, T-shirt, cravatte e abiti in materiali scintillanti. Mentre il design degli stivali in vinile rosso e nero con zeppa fu progettato da Stan «Dusty» Miller.

David Bowie in concert at the Hammersmith Odeon, in the persona of his alter ego Ziggy Stardust. (Photo by © Hulton-Deutsch Collection/CORBIS/Corbis via Getty Images)?

I costumi di scena del tour di Ziggy furono disegnati dal fashion designer giapponese Kansai Yamamoto (Foto: © Hulton-Deutsch Collection/CORBIS)

L’ULTIMO SHOW

La missione di Ziggy Stardust terminò il 3 luglio 1973, quando Bowie sentì il bisogno di riappropriarsi della propria persona. Come nella canzone Rock’n’roll Suicide, Bowie dovette uccidere il suo alter ego per poter andare oltre. «Questo spettacolo resterà a lungo nei nostri ricordi, non solo perché è la fine del tour, bensì perché è l’ultimo show in assoluto che faremo» annunciò dal palco dell’Hammersmith Odeon di Londra davanti a 3.500 spettatori in stato di choc. Interrogato sul suo futuro dopo Ziggy Stardust, David Bowie dichiarò: «Probabilmente ci metterò qualche mese prima di liberarmi completamente di lui. E allora sarà il momento di una nuova maschera».

(Di ENRICO ROSSI per Style magazine)

Mi manca la sua classe ,il suo porsi,la sua musica e la sua voce…che per fortuna conservo nel PC e in cui mi tuffo quando ho bisogno del mio Uomo delle stelle.

L.