I regali filmici di Kasabake: Kate.

Indossa un paio di Onitsuka Tiger come Bruce Lee in Game of Death e la Sposa di Kill Bill, Kate , non sono però quelle, ormai iconiche, gialle e nere, ma un più convenzionale bianco, rosso e blu e in questa storia di una ragazza letale e sola contro tutti, non troviamo certo i colori brillanti di un film di Quentin Tarantino, ma dei colori, metaforicamente parlando, più convenzionali e scontati. É un film d’azione come tanti, che non aggiunge molto al genere ma è semplice , diretto e divertente….e questo periodo ho bisogno di film così!

Siamo a Osaka, Giappone: un uomo e una donna sono in attesa di entrare in azione. Kate (Mary Elizabeth Winstead), cecchino infallibile, punta il suo fucile verso la vittima designata. Ma, accanto alla vittima, c’è una ragazzina, Kate,chiede conferme sul bersaglio,avvisa della presenza della ragazzina ,l’ordine è di uccidere,il ricordo dello sconvolgimento che ha provocato quello sparo la frantumerà un bel po’ . 10 mesi dopo quell’assassinio ci ritroviamo in una Tokyo tentacolare e notturna. Kate parla con il suo mentore (Woody Harrelson) mettendolo al corrente di alcune decisioni prese. Poco dopo la troviamo in un bar, alle prese con un incontro occasionale e una notte di sesso . Quella notte stessa riceve un messaggio sullo smartphone. È il suo prossimo incarico, forse l’ultimo, sulla Roppongi Tower. Kate è lì. Prende la mira, ma fallisce il colpo. Poco dopo scopre di essere stata avvelenata con una sostanza radioattiva(no dai… sarà mica polonio???😁), proprio in quell’incontro occasionale. Ha solo 24 ore di vita. Ma ora vuole scoprire chi è stato a volerla morta. Il volto e il cuore di Kate sono di Mary Elizabeth Winstead, attrice eclettica che abbiamo visto nel ruolo di ballerina in Ballare per un sogno, ma anche nel mondo di Die Hard (con due film, Die Hard – Un buon giorno per morire e Die Hard: Year One, e in quello di Quentin Tarantino (Grindhouse – A prova di morte), nel prequel de La Cosa,nonché nel curioso film 10 Cloverfield Lane, e in Bird of prey….io me la ricordo anche in Final Destination 3 … Sì li ho visti tutti,come???Non vi piacciono???😔che brutte persone che siete… (Ma no dai che scherzo 😉) C’è sempre qualcosa di straniante e affascinante quando vediamo ragazze dal volto dolce, calarsi nel ruolo di spietate killer. Qui Mary Elizabeth Winstead vuole dimostrare, sempre di più, di essere un’attrice versatile e credibile in qualsiasi ruolo. La dolcezza nel volto rimane e dà una certa sensibilità e un’anima a un personaggio che vuole essere muscoli e istinto da killer.

Prima di dare il via alle danze dell’azione, la macchina da presa si sofferma spesso su quel volto. Ma sono solo attimi di quiete prima della tempesta. L’azione di Kate è potente e brutale, scandita dalle note di rock e pop giapponese, che assicurano un tono curioso ai combattimenti, è un film violento, notturno, colorato delle luci al neon rosa e azzurre dei locali di Tokyo. È adrenalinico, sulla linea di molti dei film che Netflix ci propone ultimamente, che sono puro intrattenimento, pura azione, dei prodotti un po’ usa e getta da consumare velocemente,da gustare senza pensarci troppo perché estremamente semplici e divertenti,per chi come me ama i film fracassoni da birra e patatine. Kate vive di una corsa contro il tempo, della suspense che nasce dall’avere le ore contate. È la discesa agli inferi di chi non ha niente da perdere.C’é un inganno da scoprire, una vita in pericolo, e poi due, quando in scena entra Ani (Miku Martineau), la ragazzina che Kate prende con sé come ostaggio.Purtroppo il film non riesce a costruire la giusta tensione, sembra la copia incerta di certe storie epocali di Luc Besson, come Nikita e Lucy, o altri film realizzati meglio, come Salt o Atomica bionda. Insomma  è un film piuttosto prevedibile e convenzionale,ma ci restano l’interpretazione di Mary Elizabeth Winstead, i momenti in cui è in scena Woody Harrelson, e il rapporto che si viene a creare tra Kate e Ani, la ragazzina giapponese inizialmente scelta come ostaggio, ma destinata a entrare in qualche modo nel suo cuore. Forse perché, non avendo mai conosciuto la madre, in fondo è un po’ come lei. In questa sorellanza, in questa solidarietà femminile, uno dei temi chiave del cinema di questi anni, in questo senso di protezione, c’è forse il cuore del film, la cosa più interessante.

Siamo di fronte a un revenge movie dagli sviluppi piuttosto scontati,un film d’azione al femminile come tanti altri che ho visto,ma mi sono divertita a indovinare ,quale potesse essere il veleno e chi fosse il mandante finale,insomma è un giocattolone che serve a intrattenere regalandoci un’ora e mezza senza pensieri. Un divertito grazie al mio grande amico Kasabake per avermelo “regalato”… che tanto lo sapeva che mi sarebbe piaciuto, razza di volpone cinefilo!!!😁😁😁 L. 😉