The Cure – Faith .

(Enrique Zelaine portrait.)

Preceduto dal singolo Primary, tributo al Post-Punk, il quattordici aprile ’81 esce Faith, terzo album dei The Cure, il sogno più cupo e tetro di Robert Smith, la trasfigurazione in musica più eterea e decadente della band. Il colore dominante è il grigio nel pesante scorrere di tracce liquide, ossessive avvolte da afflizioni e grande emotività. Otto brani dove paranoie e suggestioni spingono Smith a scrivere versi impalpabili, spirituali, rivolgendosi alla fede per raccontare l’avversione nei confronti dell’uomo, il rifiuto della socialità I went away alone, with nothing left but Faith. Faith rappresenta tutto ciò che di più impalpabile si riesca ad immaginare, una catastrofica sensazione però appagante, lunghe litanie accompagnate dal basso cavernoso di Gallup in grado di ridefinire il significato di funebre, funereo. The Funeral Party.
Pochi album nella storia della musica moderna hanno creato tanta commozione, apprensione e irrequietudine quanto Faith, la colonna sonora di depressi stati d’animo di una band che nel frattempo è tornata trio dopo la parentesi come quartetto di Seventeen Seconds.

But I live with desertion
And eight million people
Distant noises
Other voices

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